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ROCCIA NERA (4075 m.) |
Valtournenche Val d'Ayas |
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ESPOSIZIONE: ovest fino al Colle del Breithorn, quindi Sud. DIFFICOLTA': F poichè escursione su ghiacciaio; se il pendio finale è coperto di ghiaccio vivo, la difficoltà potrebbe essere maggiore. |
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BREVE
DESCRIZIONE Come base di partenza, in alternativa al Rifugio Guide di Ayas, più vicino in linea d'aria alla Roccia Nera, si può scegliere il Rifugio Guide del Cervino, situato ai 3480 m. della Testa Grigia: questo presenta il vantaggio di essere raggiungibile in funivia, non costringendo l'escursionista a superare fin dal primo giorno notevoli dislivelli; il trattamento è in genere buono e le camerette, tutte a quattro posti, sono accoglienti. Chi sceglie di salire al Roccia Nera partendo dalla Valtournenche dovrà soltanto tollerare la presenza di impianti di risalita per un terzo circa dell'ascensione: successivamente il paesaggio diviene comunque selvaggio e incontaminato. Lasciato il rifugio di buon mattino, si risalgono dapprima le ampie piste di sci e, dirigendosi verso oriente, si raggiunge senza problemi una piccola cabina, utilizzata dagli operatori degli skilifts, situata a quota 3796 m, non lontano dal Colle del Breithorn, a metà strada tra il Piccolo Cervino e la Gobba di Rollin. Dopo una breve sosta ristoratrice, si supere il detto colle e si inizia a scendere gradualmente per attraversare a debita distanza i pendii meridionali dei Breithorn; non esiste un percorso obbligato ma occorre valutare al momento la strada migliore da percorrere: in questo tratto la cordata deve procedere non in fila indiana ma a ventaglio in modo da essere disposta perpendicolarmente alla direzione di apertura dei crepacci. Giunti al termine della traversata, il pendio di neve scende da una parte ripido verso Est verso la Schwartztor (Porta Nera) mentre dall'altra sale ripidissimo in direzione della vetta della Roccia Nera; si affronta la faticosa salita in modo diretto, quasi sul bordo roccioso orientale, evitando di tagliare con pericolosi zig-zag il versante nevoso esposto a mezzogiorno: spesso sono qui presenti tracce. Il superamento di questo tratto finale decisamente ripido (pendenza 45 gradi) può essere delicato se in presenza ghiaccio vivo (condizione possibile alla fine dell'estate), specialmente durante la discesa; si dovrà invece rinunciare assolutamente alla salita qualora la neve non fosse assestata, per l'elevato rischio di valanghe. Al termine del pendio (150-200 metri di dislivello) si raggiunge una cresta, abbastanza larga e lunga una cinquantina di metri, che conduce in breve ad un risalto e quindi alla vetta: occorre qui camminare a debita distanza dal bordo settentrionale per evitare le insidiose cornici che incombono sul lato svizzero. L'itinerario
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