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BREVE
DESCRIZIONE
L'escursione al
Pizzo Marona si distingue per numerosi motivi di interesse. La presenza
dell'ampia chiazza azzurra del lago Maggiore, che calamita l'attenzione
dell'escursionista praticamente durante l'intera salita, è elemento nuovo
ed eccitante per chi è avezzo a camminare in paesaggi dominati da cime
che di solito affondano le loro radici tra boschi e praterie: in
quest'angolo all'estremo oriente del Piemonte, intriso di sapori ticinesi
e lombardi, le vette che chiudono il panorama a levante sorgono invece
dalle acque del grande lago subalpino. Sull'altro lato del Pizzo, verso nord-ovest, il Parco Nazionale della Val
Grande rappresenta una seconda stimolante presenza; una delle più intatte
zone montane piemontesi mostra infatti una delle sue principali costiere
rocciose: si tratta del gruppo Marsicce (m. 2135)-Laurasca (m. 2193) le
vette del quale, irregolarmente aspre e dentellate, si innalzano quasi
improvvisamente da fitti boschi di latifoglie. La posizione del Pizzo Marona è inoltre abbastanza isolata e quindi,
nelle giornate limpide, il panorama è assai aperto verso tre punti
cardinali; fa eccezione il nord, nella luce del quale si staglia, sullo
sfondo delle cime della val Vigezzo, il Monte Zeda, importante nodo
orografico, meta assai frequentata e facilemente raggiungibile su comodo
tracciato continuando a faticare per altri tre quarti d'ora circa.
L'itinerario si svolge interamente su sentiero evidente, talvolta reso
poco agevole per la presenza di rocce affioranti: la presenza di numerose
catene a cui tenersi appare forse un po' eccessiva, anche se lunghi
traversi di aperti e ripidi pendii erbosi sono da percorrere con una certa
cautela; si supera anche una brevissima cresta (lunga pochi metri e larga,
nel punto più stretto, circa un metro), cresta che la presenza ancora di
catene rende comunque assai agevole: nel complesso l'itinerario ha
comunque una difficoltà tipicamente escursionistica.
Su strada asfaltata si
raggiunge un comodo parcheggio posto proprio alla fine della carrozzabile,
a quota 1140 m. in località La Piazza: recentemente attrezzato con area
pic-nic, il parcheggio è dotato anche di una bella fontanella alla quale
è possibile fare rifornimento d'acqua.
L'escursione ha inizio imboccando l'unico evidente sterrato che sale
ripido tra le ginestre, trascurando una deviazione verso sinistra; la
pista in terra battuta compie quindi una curva in un boschetto di
latifoglie, supera un avvallamento e quindi tra praterie conduce
rapidamente all'Alpe Sunfai (m. 1247).
Inizia a questo punto un lungo traverso degli assolati pendii meridionali
della costa Balmit-Pizzo, danneggiati in passato da un incendio al quale
paiono oggi aver meglio resistito soprattutto numerosi pini austriaci, che
rappresentano quasi l'unica vegetazione ad alto fusto del versante: brughi
e rododendri stanno iniziando invece una timida ripresa vegetativa.
Salendo gradualmente in un panorama dominato a valle dalla presenza del
lago Maggiore, si raggiunge il Rifugio CAI di Intra (m. 1528) e subito
dopo una chiesetta posta in prossimità di un colletto a quota 1570 m: al
valico il panorama si apre sia verso il vallone del rio Pogallo, che è
delimitato verso nord-ovest da numerose cime poste nel cuore del Parco
Nazionale della Val Grande, sia verso settentrione ove appaiono ben
distinte le tre vette della Cima Cugnacorta (m. 1894), del Pizzo Marona
(m. 2051) e, più in lontananza, del Monte Zeda (m. 2156). Alla chiesetta bisogna prestare attenzione a non imboccare un sentiero che
sale ai Balmit (m. 1667), cima che può essere considerata una meta
minore: si deve invece seguire un evidente tracciato, soltanto nei primi
metri un poco inerbito, che scende fino al colle della Forcola (m. 1518),
attraversando in costa il versante ovest dei Balmit: in questo secondo
traverso si incontrano per la prima volta alcune catene che possono essere
utili per il superamento di alcune piccole rocce affioranti, catene la
presenza delle quali in condizioni meteorologiche e ambientali ottimali
appare sicuramente un po' eccessiva. Raggiunto il passo, ci si sposta sul versante orientale della Cima
Cugnacorta dove, tra ontani e rododendri, si supera un terzo lungo
traverso con caratteristiche del tutto analoghe al precedente: qualche
roccia affiorante, qualche catena e ripidi pendii erbosi sono gli elementi
che caratterizzano questa parte di sentiero; da segnalare soltanto un
breve tratto (alcune decine di metri) esposto a settentrione dove, se la
stagione non è inoltrata, può essere presente neve. Aggirato completamente il lato est della Cugnacorta, con un'impennata del
sentiero si guadagna il filo di cresta, che si segue per alcuni metri
superando una strettoia, soltanto un poco esposta ma comunque
abbondantemente protetta con catene (tanto da essere superabile senza
alcuna difficoltà).
Una seconda rampa conduce quindi rapidamente alla chiesetta posta alcuni
metri sotto la vetta, vetta che si raggiunge facilmente camminando su un
largo lastricato naturale di rocce erose dagli agenti atmosferici.
Dalla cima del Pizzo Marona appare evidente il sentiero che, con una
riserva opportuna di tempo ed energia, conduce senza difficoltà fino alla
sommità del Monte Zeda.
Itinerario
pubblicato su "ALPENNINO" (Sett./Ott.-1997),
periodico delle sezioni CAI della provincia di Alessandria
e su "LA PIAZZA", mensile della provincia di Cuneo (Settembre
1998)
Claudio Trova,
Giuliano Tomasetti & Fulvio Ferrua
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