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BREVE
DESCRIZIONE
Pur essendo localizzato in territorio divenuto politicamente francese dopo
la seconda guerra mondiale, lo Chaberton appartiene geograficamente alla
regione italiana ed in particolare al bacino idrografico della Dora
Riparia; celebre cima dell'alta Valle Susa, più esattamente di quel ramo
della vallata che staccandosi da Oulx sale verso Cesana Torinese, è meta
di grande interesse paesaggistico e storico. Dalla sua cima si gode di un
panorama a trecentosessanta gradi che spazia dai ghiacci del Massif du
Pelvoux (in particolare su famose montagne come la Barre de Ecrins e la
Meije) a quelli del Gran Paradiso passando per le nevi eterne della
Vanoise; ben visibile anche il solco vallivo principale che da Exilles
sale verso Oulx dominato dal Rocciamelone, e tutte le più note località
sciistiche (Sauze d'Oulx, Sestrieres, etc.): lo sguardo s'infila agilmente
anche nell'amena valle del Thuras mentre sul versante francese
s'individuano facilmente Montgenèvre e Briançon, con la fortezza che
sovrasta l'abitato; occorrerebbero pagine per descrivere minuziosamente
gli innumerevoli particolari di un panorama sicuramente tra i più vasti e
stimolanti a portata dell'escursionista. Lo Chaberton è anche ben noto agli storici per la presenza sulla vetta di
quello che era il forte militare più alto d'Europa: alcune torri, sulle
quali erano montati cannoni girevoli (una può essere visitata con le
dovute cautele, altre sono state danneggiate irrimediabilmente dai
bombardamenti francesi), sotterranei tetri ed invasi permanentemente dal
ghiaccio, vecchie caserme ormai diroccate restano immobili a testimonianza
di una delle pagine più dolorose e certo poco nobili della storia
italiana, testimonianza di quella breve guerra utile solo a chi
necessitava di "qualche migliaio di morti" per sedere al tavolo
dei vincitori. Si consiglia l'escursione nelle terse e tranquille giornate di primo
autunno, quando la neve non ostacola ancora l'incedere del passo e quando,
ahimè, il sentiero di salita non è percorso da motocrossisti che
sembrano amare molto, indisturbati dall'autorità pubblica nonostante i
divieti, profanare la sacralità della cima.
Superata
la frontiera tra Italia e Francia, prima di raggiungere l'abitato di
Montgènevre, si incontra sulla destra una strada asfaltata che sale in
direzione dello Chaberton; al termine della salita, quando la carrozzabile
scende verso alcuni condomini, si individua facilmente sulla sinistra uno
sterrato lungo il quale il transito è riservato ai veicoli autorizzati
(quota 1880 m.). Si parcheggia quindi l'auto e si inizia a camminare tra
larici e pini silvestri lungo la bella stradina, che resta sul versante
idrografico destro del vallone percorso dal Rio Secco mentre sul versante
opposto, sotto le dirupate pendici dello Chaberton, un boschetto di pini
silvestri pionieri colonizza un'immenso conoide di deiezione; a circa 1960
m. si abbandona per un breve tratto lo sterrato, deviando per un'erbosa e
comoda scorciatoia che si stacca sulla sinistra e che si ricongiunge alla
strada una trentina di metri più in alto (è presente opportuna
segnaletica). Si continua quindi nuovamente lungo la carrareccia, si
ignora un bivio a destra che conduce all'Ecole d'Escalade (2050 m.)
mentre si imbocca la deviazione a destra presente 10 metri più in alto:
mentre la strada aggira a sinistra una gobba posta al centro del vallone,
un sentiero s'inoltra tra lo stesso ed il Rio Secco, scendendo
inizialmente leggermente e quindi risalendo tra alcuni larici e pini fino
a sbucare in un'ampia conca da dove appare il colle dello Chaberton.
Inoltratisi nel pianoro, sul lato sinistro del quale è presente un
impianto di risalita, si scende appena ad attraversare il Rio Secco,
torrente spesso in secca a causa della permeabilità del terreno calcareo,
e quindi ci si dirige verso l'evidente Ricovero delle Sette Fontane (2253
m.) seguendo un'altrettanto evidente sentiero; superata la piccola
casetta, si segue sempre il tracciato principale, trascurando una
deviazione che si stacca sulla destra a quota 2300 m. circa: questa, poco
evidente inizialmente, è un sentiero che sale comunque al colle dello
Chaberton e che può essere percorso in discesa. Si attraversa quindi un
corso d'acqua che percorre il vallone di rocce bianche, anch'esso
frequentemente in secca, e si sale con sul versante esposto a sud del
canalone: a 2500 metri circa si riattraversa il corso d'acqua, ci si
ricongiunge poco più in alto con il sentiero che percorre l'altro
versante del monte e si raggiunge rapidamente il colle dello Chaberton (m. 2671), in prossimità del quale si trovano alcune casermette
diroccate. Si prosegue verso destra, seguendo ciò che resta della vecchia
strada militare che via via si restringe fino a diventare un sentiero: ci
si inerpica lungo il ripido e ghiaioso versante settentrionale dello
Chaberton; il sentiero, agevole e con pendenza costante, consente tuttavia
di salire agevolmente e di raggiungere rapidamente la cima, non senza
fermarsi per un attimo a pensare osservando i numerosi reticolati di filo
spinato che frequentemente fiancheggiano la via. Si noti che a 2940 m.
circa si incontra una casermetta dove, rifiuti a parte, si può trovare
riparo in caso di improvvisa tempesta; si noti inoltre che la zona è
assai arida a causa della permeabilità della roccia calcarea: occorre
quindi procurarsi riserve d'acqua prima di iniziare l'escursione.
L'itinerario
è stato pubblicato su "La Piazza", mensile della provincia di
Cuneo - Settembre 2000
(Claudio Trova - "Chaberton, quota 3131")
Claudio Trova
& Giuliano Tomasetti
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